Giu 06, 2019

UNUSUAL IN ROME CON HENDRICK’S GIN

Unusual in Rome

Sapete che ormai da un anno a questa parte collaboriamo con un brand molto conosciuto Hendrick’s gin  e quest’anno ci ha coinvolto in un progetto davvero molto interessante.

Hendrick’s ha nel DNA l’ inusuale, un mondo fatto di scoperta continua e mai scontata, partendo da questo presupposto ci ha chiesto di raccontare luoghi diversi di Roma, inusuali per l’appunto, creando una sorta di guida che vi farà vivere un percorso davvero molto particolare.

Abbiamo deciso di non raccontarvi bar, locali o comunque situazioni legate al modo del Gin, ma di scoprire l’inusuale legandolo a storie, a racconti che facessero rivivere il loro spirito. 

Lo spirito di un brand sempre all’avanguardia e anche in questo progetto lo ha dimostrato. E allora partiamo in questo viaggio inusuale alla scoperta di una Roma diversa dal solito immaginario…

Antica manifattura cappelli

Il primo luogo dove vi vogliamo portare si trova nel quartiere Prati, ed è l’Antica Manifattura Capelli.

In questo negozio, boutique e laboratorio, ci si perde e si torna subito indietro nelle diverse epoche storiche; appena si entra infatti, grazie a tutte le forme di cappelli presenti all’interno ci si immerge in epoche lontane da noi. 

Questo è il più antico laboratorio romano di cappelli, è la sua storia inizia nel 1936 con la famiglia Cirri, già cappellai operanti in Toscana e prosegue nel 2003, grazie alla passione ed alla tenacia di Patrizia Fabri, che lo rileva, riportandolo a nuova vita.

Rilevandolo Patrizia aveva come sogno quello di tramandare l’antica arte del cappello fatto a mano e di portare la sua innovazione. Innamorata di Architettura, il suo sogno è quello di realizzare  un giorno un museo con tutte le forme di legno presenti nel laboratorio che attraversa tutte le epoche storiche.

In questo laboratorio, coesistono due fattori fondamentali: la tradizione, rappresentata da un complesso lavoro basato su originali forme di legno appunto, seguita poi dalla stiratura manuale e l’innovazione, essenziale per aggiornare e rendere il cappello un accessorio attuale, qui troverete ancora ben visibile il vecchio forno dove i cappelli venivano messi ad asciugare per mantenere la piega.

Qui sopravvive la conoscenza appresa nel tempo dalle modiste e dai cappellai, che ancora oggi continuano ad operare grazie ad antichi e sapienti metodi, realizzando cappelli storici, copricapo per l’alta moda e pezzi originali su richiesta specifica. Qui resta ancora ben ancorata l’idea del pezzo unico, così lontano dal nostro modo di pensare usa e getta. 

Annessa al laboratorio c’è la boutique, dove Patrizia, educa a recuperare l’uso raffinato del cappello attraverso modelli per tutti i giorni e per tutte la stagioni dell’anno. Quella di Patrizia è una vera passione e parlando con lei se ne capisce l’importanza. Una passione che non smette mai di nutrirsi, lei infatti continua a collezionare cappelli di diverse epoche per trarne ispirazione e in alcuni casi sono anche in vendita, molti sono poi quelli che decidono di donargli cappelli antichi perché un giorno lei possa inseriti nel suo museo.

L’importanza di non perdere vecchi mestieri e soprattutto vecchie strutture che sono il nostro patrimonio culturale, questo è l’obbiettivo primario di questo laboratorio, che Patrizia porta avanti con tante difficoltà ma in maniera molto caparbia.

Patrizia in questo laboratorio continua con la sua passione a tramandare un Arte ormai quasi persa, qui lei fa realizzare dai suoi maestri artigiani cappelli su misura  secondo le esigenze, la personalità e il volto del cliente. Le forme originali in legno che lei gelosamente custodisce, creano modelli nuovi, adoperando metodi antichi; qui il contatto con il cliente resta ancora fatto di parole e scambi di idee che rendono ogni pezzo unico e personale.

Se passate nel quartiere Prati a Roma in via degli Scipioni dovete assolutamente passare da Patrizia, ascoltare le sue parole e sopratutto costruire insieme a lei il vostro cappello su misura.

Roma Liuteria di Mathias Menanteau

Nel quartiere Monti in pieno centro a due passi dal Colosseo troverete Mathias Menanteau e la sua Roma Liuteria.

Mathias è della Francia dell’ovest e fa il Liutaio, e la sua storia non è per nulla scontata. Questi infatti sono mestieri che di solito si tramandano di padre in figlio, ma Mathias no…

Questo lavoro se lo è creato da solo.

Il padre faceva tutt’altro ed era contrario a questo tipo di lavoro ma lui, che comincia a suonare la chitarra da adolescente, s’innamora presto di questi strumenti e dopo l’esame di maturità in letteratura e musica si trasferisce a Newark in Inghilterra dove studia la costruzione e il restauro degli strumenti presso la scuola internazionale “Newark Violin Making School”.

Parigi, Londra, New York, Berlino fino ad arrivare a Cremona, culla della liuteria. Qui, ci dice, “ho lavorato  nella bottega di Eric Blot dove ho carpito l’arte vera delle dinastie dei grandi Maestri italiani: Amati, Stradivari, Guarneri e ne ho iniziato  il restauro degli strumenti.”

Roma è arrivata qualche anno dopo e ora è la sua casa…

Mathias parla di questo lavoro con la passione che di solito hanno i vecchi artigiani di una volta, pur essendo molto giovane. E ci ha colpito una cosa bellissima che ha detto per definire questo antico mestiere nato intorno al ‘500.

“La liuteria è, a mio parere, un artigianato a tutti gli effetti. Si parla anche di mestiere e la parola mestiere, mi pare, abbia una radice comune con la maestria. “

“Roma Liuteria” è un atelier piuttosto completo. Qui Mathias costruisce e restaura gli strumenti, ma la parte più bella del suo lavoro è quella che dedica ai musicisti per le messe a punto acustiche. Da vero artigiano gli piace che ogni suo strumento sia “ tracciabile ”; gli piace sempre sapere a chi va a finire lo strumento che crea conoscere la persona che lo suonerà.

Con Mathias abbiamo scoperto un mondo davvero inusuale, la cura che c’è dietro ogni violino è maniacale e sinceramente non ce lo aspettavamo. Sono strumenti vivi, che hanno bisogno di molta manutenzione, e quando ne parla Mathias ha gli occhi pieni di amore per quello che fa.

“Il violino è uno strumento vivo, fragile. Va revisionato periodicamente a seconda di quanto viene suonato. La tastiera di ebano deve essere “ ripiallata “ per non perdere la sua precisione. I piroli possono diventare capricciosi. Gli strumenti antichi sono più delicati e richiudere le vecchie fratture è un’operazione di routine”

La storia di Mathias è una di quelle storie che fanno ancora sperare che certi mestieri non possano mai sparire…

L’inusuale di questa storia dovrebbe tornare ad essere la normalità. Se passate nel quartiere Monti, e sentite il suono dolce di un violino state sicuri che Mathias sta provando uno dei suoi gioielli con qualche famoso musicista, o sta rimettendo in corde un vecchio stradivari appena ristrutturato.

Emilio Colonna

“ La prima volta che provai l’esperienza di entrare in un laboratorio di pellami fu da bambino con mio padre. Quell’odore quasi violento che mi abbracciò allora è rimasto per anni impresso nella mia memoria. “

Benvenuti nel mondo di Emilio Colonna

Emilio è un artigiano della pelle, un sarto un manipolatore, un artista, non sappiamo definirlo…. 

Appena si entrata nel suo laboratorio l’odore intenso della pelle ti inebria; violento, caldo, rude, vissuto. Lui è di quelli che ti raccontano di un mondo fatto di manualità, gesti ripetuti, passione, scoperta giorno dopo giorno, di voglia di sperimentare sempre.

La sua storia  è inusuale perché lui non nasce artigiano della pelle, ma comincia presto a lavorare nel mondo degli orologi di lusso. Un mondo totalmente opposto a quello che lo legherà poi alla pelle. La folgorazione per questa materia viva (come dice Lui) calda, ma anche facile da  invecchiare, tingere, rigenerare, arriva successivamente, ma lo travolge così tanto da farlo divenire il suo lavoro.

Emilio la pelle la lavora, la cuce, la taglia la invecchia con trattamenti dal sapore antico che rendono ogni suo articolo unico e irripetibile.

Vedere lavorare questo Artigiano è uno spettacolo ma soprattutto diventa passione.

Si, Emilio ti trasmette passione per il suo lavoro e quando ti spiega ogni passaggio che fa per preparare un cinturino si capisce tutta il suo amore per questo lavoro. Emilio la pelle la stravolge, la ama, la cura, la rende morbida, la caratterizza. E allora trovi borse, cinte, anelli, bracciali che diventano tuoi; un mondo che non finiresti mai di scoprire perché è un mondo che rappresenta un uomo con un gusto ed uno stile ben definito.

È da questo stile e dall’Unione delle sue due passioni, orologi e pelle, nasce la sua collezione di cinturini trattati, i Nato vintage.

E come dice lui “ Montare un Cinturino sul proprio orologio, indipendentemente dal suo pregio, significa fare una scelta ben definita di gusto, donare al proprio segnatempo un aspetto ed un “sapore” che solo i Cinturini nato Vintage possiedono “

Emilio lo troverete nel quartiere Trieste o in giro per il mondo a presentare la sua pelle trattata ma “nata vintage”. 

Se passate da lui prendetevi tempo, perché Emilio vi racconterà ogni singolo passaggio di quello che realizzerà per voi e avrete una storia e non solo un oggetto.

Restauri Artistici Squatriti: Ospedale delle Bambole

In pieno centro a due passi da piazza del Popolo esiste un ospedale molto particolare. Per un’ attimo è possibile staccarsi dal concetto di usa e getta e ritornare a quello che un tempo gli oggetti, anche futili ci lasciavano… i ricordi.

In via di Ripetta 29 da Restauri Artistici Squatriti  vi ritroverete immersi in un mondo di ricordi. A Roma la vetrina di questo negozio è conosciuta come la vetrina del ¨negozio del Terrore¨ ed in effetti  ad un primo sguardo poco attento può sembrare la scena di un film dell’orrore perché l’occhio si sofferma su teste, braccia, corpi di bambole antiche, una sorta di “ cimitero “ delle bambole, ma in realtà non è questo. In realtà questo luogo è un ospedale.

Una piccolissima bottega di circa 15mq, dove troverete sempre chino davanti al suo tavolo, Federico, il proprietario che ama raccontare la storia di questo luogo e sopratutto cosa negli anni la sua famiglia gli ha tramandato. Un racconto fatto di storie passate, ma rese attuali con la continuità che lui e la mamma hanno deciso di dare a  questa vecchia bottega.

Quando a Federico chiediamo come mai chiamano il suo negozio “ la bottega del terrore ” si fa una grossa risata dicendo “ e perché mai? Questo è un negozio dove ridiamo vita ai ricordi. La gente crede che quello sia  un cimitero  ma quella vetrina è il luogo dei ricordi. In quella vetrina i clienti mi danno il permesso di mettere tutto ciò che amano, ma che non si può riparare, non vogliono buttare i loro ricordi e allora lasciandoli lì hanno il gusto ogni volta che ci passano davanti di rivedere il loro oggetto e di poter dire: che bello sei ancora lì mi ricordo di quando ti coccolavo e ti tenevo con me “.

“ Gli oggetti ” prosegue Federico, “ molto spesso non devono avere per forza un valore commerciale, questo Pulcinella ad esempio non vale nulla probabilmente è stato preso su una bancarella senza valore ma mi hanno chiesto di ripararlo perchè la persona che me lo ha portato molto probabilmente lo lega ad un valore affettivo.”

Lo sguardo in questo negozietto si perde alla ricerca di mille oggetti accatastai uno sull’altro, Federico ci racconta che fu voluto dal nonno. Gli Squatriti erano una famiglia di attori ma dopo la seconda guerra mondiale la crisi e la fame portarono nonno Federico ad imparare l’arte del restauro, che da allora trasmise a tutta la famiglia. In questo “Ospedale delle Bambole” Federico e la mamma Gelsomina di 76 anni riparano di tutto, e l’arte di curare le bambole non esclude la riparazione anche di oggetti e ceramiche di qualsiasi genere e valore.

Salutiamo Federico che deve assolutamente tornare al suo lavoro, “ passano oggi a ritirare questo piattino mi devo sbrigare la sig.ra che me lo ha portato ci tiene tantissimo anche se alla fine è un piattino senza valore economico è stampato vedete? Ma il ricordo, quello si che è importante“

Se anche voi avete ricordi legati ad oggetti da cui non vi volete separare, venite qui da Federico e Gelsomina in questo luogo fuori dal tempo dove i vostri ricordi non smetteranno mai di essere…

Rocchetti e Rocchetti

Esiste a Roma un laboratorio che da più di cento anni realizza per il mondo del cinema, accessori molto particolari a prova di primo piano. Da più di cento anni la famiglia Rocchetti infatti crea e realizza parrucche, barbe, baffi su misura vantando una qualità di tipo sartoriale altissima che rende i suoi prodotti veri e propri capolavori.

Marcello Mastroianni, Al Pacino, Sophia Loren, Robert De Niro, Nicole Kidman, Robert Duvall, Monica Bellucci, sono solo alcuni degli artisti che hanno indossato le creazioni di questo antico laboratorio, superando con successo la prova del primissimo piano. Addirittura Manlio Rocchetti fu premio Oscar nel 1990 per il film Driving Miss Daisy.

La storia di questo laboratorio inizia con il fondatore Giuseppe Rocchetti che nasce come parrucchiere e truccatore per il Teatro dell’Opera di Roma. Nei primi anni del Novecento diviene fornitore ufficiale di parrucche e responsabile del trucco del Regio Teatro dell’Opera di Roma.

Mette su un piccolo laboratorio e comincia ad assumere lavoranti che imparano molto presto l’arte del costruire una parrucca, cominciando dalla base, o meglio da una struttura composta di tessuto ricavata da un calco della conformazione cranica per poi andare ad inserire i ciuffi di capelli trattati, con una particolare maestria nel trattamento invecchiato.

Ancora oggi parlando con questi artigiani del “capello” si intuisce tutta la tecnica tramandata in anni e anni dai fratelli Rocchetti. Tecniche che ancora oggi vengono tramandate facendo attenzione che ogni posticcio che esce da questo luogo sia a prova di primo piano.

“Non deve essere una parrucca, deve essere invisibile. Una buona parrucca non si deve vedere, così come un buon trucco.”

Oggi la sede storica si è spostata e il laboratorio lo troverete In via Gregorio VII, dove è custodito un grande repertorio di parrucche ( un archivio composto da oltre 10.000 parrucche 11.000 trecce e chignon, 200 barbe, baffi e basette. Il tutto è catalogato per genere (barba, baffi, basette, chignon, trecce, toupé, mossi, lisci…) o per nome (Sophia Lauren, Patty Pravo, Marilyn Monroe, Elvis Prisley…) che hanno fatto parte dei più bei film nella storia del cinema.

Perdersi nelle storie di ognuna di queste parrucche è fare un salto nel mondo del cinema ricordando film che hanno fatto la storia; dalla chioma biondo platino di Anita Ekberg in La Dolce Vita, alle onde rosse che incorniciano Nicole Kidman in Moulin Rouge, solo per fare un esempio. Giuseppe Tornatore, Gabriele Salvatores e Taylor Hackford, dall’altro Federico Fellini, Martin Scorsese e Ang Lee sono solo alcuni dei registi che si sono avvalsi dell’opera di Manlio, conosciuto soprattutto per gli effetti speciali di invecchiamento.

Anche quest’Arte però rischia di scomparire, i budget sempre più ridotti del cinema e soprattutto l’ industrializzazione ha abbassato di molto la richiesta.

Ma in questo laboratorio che ne ha viste di ogni l’entusiasmo per questo lavoro è sempre alle stelle, perché come mi dice una delle signore che è qui a lavorare “ non c’è niente di meglio che sedersi sulla sedia di un cinema e vedere la propria opera indossata, il risultato finale è quello che supera ogni difficoltà.

La nostra guida finisce qui, speriamo di avervi incuriosito con questa Roma inusale.

Grazie a Hendrick’s gin per averci dato questa opportunità. Ci vediamo presto per nuovi inusuali racconti.

 


 

Credits:

Isabella Talone | Fabrizio Politi

 


 

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