Gen 23, 2017

PITTI IMMAGINE91

Una giornata alla 91esima edizione di Pitti immagine

Eliminati gli eccessi di stili estremamente eclettici (avete presente tutti i presunti “fashionisti” che si fanno fotografare sul muretto?, quelli che se non hanno il gusto di una sapiente miscela di Lane, cappe e pellicce, bastoni da passeggio ecc. rischiano subito di cadere nel ridicolo, ecco abbandonati loro a punto ), Pitti immagine resta il fiore all’occhiello che il mondo della moda dedica all’alta sartoria o comunque a quello che si avvicina di più al quel sapore di ricercatezza dal gusto d’altri tempi, e Nafi non poteva mancare. Una giornata trascorsa alla ricerca di brand che raccontassero storie non scontate, storie di cambiamento radicate però in  una cultura sartoriale ben definita con una filosofia di vita da raccontare nelle collezioni presentate. Pitti 91, è un’edizione non a caso dedicata alla danza e al movimento al cambiamento, è una moda che si rivolge a un uomo che si dibatte tra paura e vanità, un uomo ricercato, curato con il culto del bello.

E allora scopriamo un pò di nomi che ci sono piaciuti come Ermanno Gallamini. Il brand Ermanno Gallamini viene creato nel 2013 da Angelo Gallamini (uomo davvero carismatico), erede di una sapiente tradizione famigliare nel mercato dei tessuti nota in tutta Italia. La famiglia Gallamini da sempre realizza tessuti rari e nobili destinati a sapienti artigiani testimoni del made in Italy di alta qualità in tutto il mondo e l’archivio di questi tessuti da vita di volta in volta a collezioni straordinarie.

Tessuti esclusivi, di pregio assoluto, rigorosamente made in Italy, utilizzati per la produzione sartoriale di ampi mantelli. Parallelamente ai mantelli vengono sviluppati con gli stessi materiali, coperte, cappelli, papillon, cravatte e gilet. Cura dei particolari ricercatezza negli abbinamenti la collezione che presenta Angelo Gallamini è un trionfo di colore dai nuovi toni del camouflage ( toni rosa e arancio ) alle lane lavorate con stampe floccate tono su tono.

Abbinamenti nuovi tra lane e sete, broccati, e sapiente miscela di stampe e colori per la capsule  Agnese Gallamini. Una collezione versatile che come ci racconta Michael Pretolani (stilista e collaboratore di Angelo che presenta all’interno una capsule “G.A.V.E.T.T.A per Ermanno Gallamini” ) può essere per molti capi, indossata da uomo e donna e devo dire che in effetti la sensazione è quella. Tutti i prodotti Ermanno Gallamini danno comunque la sensazione di un gusto senza tempo, rivolti ad un consumatore high-profile che ricerca l’eccellenza oltre la moda.

Un’altra azienda che ci ha colpiti è Captain Santors. Due chiacchiere con Gianluigi e subito siamo trasportati in un mondo fatto di barche a vela, mare surf. Sono nato nel sud, con il mare dentro ci dice Gianluigi e ogni mia collezione non può non essere legata a quel mondo. Laureato in legge, arriva a Bologna dove apre il suo studio legale, ma l’incontro con Tony da Scarti Lab, azienda italiana per la ricerca e l’abbigliamento, gli apre un mondo nuovo che lo porta a creare Captain Santors Sailor.

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Captain Santors Sailor nasce tra tessuti pregiati, abbigliamento vintage e denim cimosato. Il mare, marinai e pionieri di navigazione a vela ispirano la collezione Heritage che non dimentica una manifattura sartoriale davvero alta che non viene smentita in questa collezione.

Giacche, gilet e camicie son realizzati dalle mani esperte di sarti artigiani. Cotone e lana fatta dai migliori tessitori della tradizione italiana, giapponese e inglese. Anche il denim cimosato viene realizzato con telai a mano americani e giapponesi. Bottoni in legno o osso, canapa e accessori sono realizzati in Italia. L’impressione che ci lascia Captain Santors Sailor è quella una piccola produzione artigianale fatta di ricerca e tradizione sartoriale italiana con una forte contrazione Heritage.

( www.captainsantors.it )

 

Altra bella sorpresa una piccola azienda francese nata nel 2012 ispirata come mood a storie di tatuaggi e criminali francesi di primi ‘900… sembra assurdo ma è quello che ci ha colpito in questo piccolo stand di Fleurs de Bagne. Detta così vi aspetterete stampe, strappi e capi dal’ aspetto “sciatto”, beh vi sbagliate. Fleurs de Bagne è un azienda molto ricercata nei tessuti e nella fattura dei capi che è artigianale, nella scelta dell’accostamento delle fantasie da utilizzare ed è ispirata a quelle storie di criminali di inizio ‘900 per dettagli e ricercatezza dei particolari.

Vestibilià e colori basic dal blu navy al militare con piccoli spunti di camouflage questa è la loro proposta per la stagione fw 2017/18. Un gusto ricercato realizzato con tessuti “robusti” e armaturati , e rifiniture interne che rendono i capi unici.

( www.fleursdebagne.com )

E poi l’incontro con Maurizio Donati è di quelli che ti lasciano quel non so che di nuovo. “La nostra fonte d’ispirazione nasce dall’idea di trasformare piuttosto che produrre” questo è il concetto che ci ha subito incuriosito. Convinto (e come dargli torto) che nel mondo della moda si produca troppo portando enorme discapito a quello che è la creatività e naturalmente all’ambiente, decide un bel giorno di cambiare rotta. Attivo tra Italia e Stati Uniti, consulente per marchi come Giorgio Armani e Ralph Lauren, Donadi, nato a Treviso e formatosi sul campo decide di lanciare Atelier & Repairs sotto lo slogan “Produce less, repair more” con l’obbiettivo di riduzione dell’eccesso, causato dalla sovrapproduzione e conseguentemente dall’accumulo di invenduto e usato, attraverso un’attività di recupero e trasformazione.

Atelier & Repairs, ci racconta Maurizio, non produce nulla di nuovo ma riutilizza capi esistenti interpretandoli, trasformandoli, riparandoli e rendendoli unici. Ogni capo volutamente è diverso dall’altro, riportando creatività, innovazione e tecnica al centro del lavoro. Non si seguono stagioni o trend, semplicemente ogni capo viene pensato e adattato perché abbia un anima, applicando tecniche artigianali tradizionali e non tradizionali senza dare troppo peso all’ordinario. “Vendiamo quando abbiamo raggiunto un certo numero di capi pronti per cui la consegna è immediata” ci dice Maurizio. Il riutilizzo di stock esistenti è una delle soluzioni contro l’eccesso di abiti senz’anima. Creatività sostenibile, concetto che ci piace molto.

( atelierandrepairs.com )

 

Molto particolare è Oak street. Azienda di Chicago che realizza scarpe e boot, di ottima qualità. Oak Street nasce dalla’ idea di George Vlagos figlio di un ciabattino che impara tutto nell’azienda del padre e che vuole salvaguardare tutta l’artigianalità che si cela dietro la realizzazione di un paio di boot. George cerca di preservare nelle sue produzioni tutto il patrimonio manifatturiero imparato in anni di gavetta, realizzando scarpe che abbiano resistenza e un sapore che ricordi i vecchi laboratori di scarpe di Chicago.

Tutte le scarpe Oak Street e gli stivali sono realizzati artigianalmente in USA da calzolai con oltre 20 anni di esperienza. I più alti standard di produzione sono impiegati per produrre scarpe che sono durevoli e confortevoli. Realizzati con pelli Horween Chromexcel, le scarpe e boot Oak street vengono trattate con creme e oli naturali in modo da resistere all’usura naturale della pelle e subiscono più di 89 processi separati per quasi 28 giorni. Davvero un prodotto d’eccellenza e non potevamo non innamorarci.

( oakstreetbootmakers.com )

Una bella sorpresa, visto che adoriamo i cappelli è stata la collezione SuperDuper. SuperDuper, marchio toscano, nasce per gioco e per passione, come ci dice Matteo Gioli designer del marchio. “Dopo essere entrati in possesso di una meravigliosa forma in legno per fare cappelli abbiamo deciso insieme a Veronica e Ilaria di provarci” dice Matteo e il fascino per quell’oggetto così accuratamente scolpito si è unito alla personale passione per il cappello, insostituibile accessorio di stile. La cosa che ci piace di più è che ogni cappello SuperDuper è fatto interamente a mano da Matteo, Veronica e Ilaria, che lavorano ore per trasformare una materia prima di alta qualità in un oggetto totalmente finito, un prodotto artigianale autentico vero, e lo senti quando lo tieni tra le mani.

Sopratutto, come ci dice Matteo in maniera molto orgogliosa, un cappello diventa SuperDuper solo se siamo pienamente soddisfatti del risultato, solo se lo indosseremmo anche noi. I loro cappelli sono il risultato di una lavorazione tradizionale, ormai quasi del tutto perduta nel caos del prodotto di massa e in questo piccolo corner del Pitti 91 il concetto è ben visibile. In questa collezione per la prima volta viene inserita una piccola capsule di capi di abbigliamento per cercare di completare il cerchio di uno stile bel evidente già nei cappelli.

( superduperhats.com )

Ma l’amore vero nasce con Lost & found un’azienda che tratta oggetti vintage sopratutto americani. Una delizia per gli occhi dei negozianti che vogliono allestire i loro spazi con uno stile mai scontato e ricercato, ma anche per noi che siamo letteralmente impazziti tra divani di pelle, macchine fotografiche, cappelli e mobili vari. Quando domandiamo a Paola come fa ad avere cose così particolari ( tipo un’aspirapolvere degli anni 40) ci racconta di non perdere neanche uno dei trend più importanti negozi di New York e delle principali città di tendenza del mondo ed è per questo che Lost & found ha a disposizione una miriade di oggetti ed idee pronte da utilizzare come suggerimento per le attività commerciali, per renderle ancor più calde, uniche ed originali.

Uno stile, ma sopratutto una ricerca molto accurata del prodotto, fanno di Lost & found secondo noi di Nafi, un vero spunto di idee per attirare l’attenzione dei clienti. La rete di contatti creata con il tempo in America è tale, ci dice Paola, che Lost & found può anche esaudire richieste specifiche, e allora che aspettate ?! chiedete loro vi troveranno qualsiasi cosa.

( www.lostandfoundexperience.com )

Queste sono sono alcune delle belle realtà che manifestazioni internazionali come il Pitti immagine può regalare, fatte ancora di storie da raccontare e non solo di apparenza.

Ma tutto questo girovagare ci ha portato una gran bella fame e allora per concludere in bellezza andiamo alla ricerca del lampredotto.

Si proprio lui, il lampredotto piatto della cucina fiorentina a base di uno dei quattro stomaci dei bovini, l’abomaso. È un tipico piatto povero, tutt’oggi molto diffuso in città grazie alla presenza di numerosi chioschi dei così detti “lampredottai”, ovvero i venditori di lampredotto, dislocati in diverse zone di Firenze. E lo troviamo in Piazza Del Mercato Nuovo ang Via Capaccio il chiosco così detto Trippaio del porcellino, beh vi assicuriamo davvero una delizia per il palato anche se bisogna sporcarsi le mani per mangiarlo vi avvisiamo, ma a noi le mani piace sporcarcele vero?

Alla prossima edizione…

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