Ott 28, 2018

ON THE ROAD AGAIN

On the road again

“Qual è la tua strada amico?… la strada del santo, la strada del pazzo, la strada dell’arcobaleno, la strada dell’imbecille, qualsiasi strada. È una strada in tutte le direzioni per tutti gli uomini in tutti i modi.”

Questa frase, che sicuramente conoscete tutti, è la perfetta sintesi di quello che un viaggio on the Road ti lascia dentro; la sensazione che la strada sia l’unica direzione da prendere per assaporare a pieno un luogo, per avere il senso vero del viaggio inteso come elemento che porta l’individuo a confrontarsi con sempre nuove realtà, alla continua ricerca di una nuova forma di arricchimento.

Siamo  tornati da qualche giorno da un viaggio che ci ha lascito proprio questa sensazione, che ci ha portato ad esplorare quella parte d’America rimasta ancora pura, intatta, “ wild ”

Con la collaborazione di Made, brand che fa parte del gruppo Eden viaggi, siamo riusciti a creare un itinerario libero ma al tempo stesso pensato e realizzata su misura per noi con tutti i confort che di solito un viaggio del genere in realtà non ha per sua natura. Made ha come caratteristica generale quella di disegnare esperienze di viaggio personalizzate in base alle esigenze di ognuno e di creare viaggi unici; nessun viaggio è uguale a un altro: Made li progetta uno ad uno, combinando sogni con servizi di alta qualità ed è per questo che ci siamo affidati a loro per un viaggio così complesso ma che sognavamo da parecchio tempo.

Un viaggio durato 12 giorni, molto intensi, nei quali ci siamo trovati nel cuore dell’America pura, un America primordiale nei suoi parchi dalla bellezza infinita, attraversata da deserti che in questo periodo dell’anno assumono colori indescrivibili, dalle città che una diversa dall’altra, ti riportano all’immaginario classico di un America vista solo nei film, dai cieli infiniti immensi, interminabili.

Un itinerario fatto per esplorare Il deserto del Mojave che occupa una vasta aerea della West Coast e si estende fra gli stati della California, del Nevada, dell’Arizona e dello Utah. Territori immensi cosi diversi l’uno dall’altro, dove lo sguardo si perde nell’ammirare le distese infinite le parole diventano poche, perchè non si fà altro che ammirare una bellezza che ti riporta a contatto con te stesso.

Si può attraversare il Deserto del Mojave in auto, percorrendo l’Interstate N.15 che da Los Angeles va a Las Vegas oppure percorrendo l’Interstate N.40 che da Los Angeles va verso Flagstaff e il Grand Canyon, e io e Fabrizio lo abbiamo attraversato cosi ( con grande gioia sua che ha dovuto guidare per 12 gironi ) in macchina, realizzando un percorso che, con qualche deviazione, ce lo ha fatto percorrere in lungo e in largo attraversando per l’appunto quattro stati di questo sconfinato paese.

Se vi va prendetevi qualche minuto di tempo, rilassatevi sul divano e ripercorrete insieme a noi questo on the Road alla scoperta della West Coast Americana, magari ci saranno spunti per un vostro viaggio in questa parte d’ America.

Via allora si parte…

Il viaggio comincia da Roma Fiumicino volo Alitalia durata 13 ore, scalo a Los Angeles per poi prendere un volo interno direzione Las Vegas, punto di partenza del nostro percorso. Siamo arrivati nella città che non dorme mai verso le 18.00 ora locale, sorvolando il deserto che già ci faceva intuire tutto quello che avremmo assaporato durante il nostro percorso on the road, con un tramonto che toglieva il fiato e rendeva la sabbia, di un ocra talmente intesso da non poterlo raccontare.

Appena atterrati andiamo subito a ritirare la macchina prenotata con il gruppo Alamo direttamente da Made; noleggiare una macchina per un tipo di viaggio del genere è fondamentale e farlo in America diventa molto semplice.

Ritirata la macchina ci dirigiamo verso quello che sarà il nostro hotel per i due giorni nella città delle luci, l’ SLS Las Vegas Hotel&Casino un hotel molto comodo perché è a due passi da Las Vegas Boulevard South, nota come Las Vegas Strip, la strada più importante della città dove si trovano gli hotel e i casinò più famosi, però resta più riservato rispetto a tutto il caos della vita notturna della città.

Arriviamo in hotel disfiamo le valigie e via a goderci un pò questa città, un giro immancabile  nei casinò più famosi come il The Venetian, il Flamingo, Il Caesars Palace, e il Bellagio con le sue strepitose fontane danzanti, non lo potevamo assolutamente perdere, anche se la stanchezza cominciava a farsi sentire.

Il giorno dopo sveglia presto, e comincia l’esplorazione nei parchi limitrofi a Las Vegas.  La prima cosa che decidiamo di visitare è la Seven Magic Mountains, un istallazione che si trova a metà strada tra Los Angeles e Las Vegas. È un opera dell’artista Ugo Rondinone, e percorrendo la Interstate 15, l’autostrada che collega le due città, vi compariranno ben visibili grazie ai colori, sette forme totemiche dipinte di colori fluorescenti. Un flash cromatico che seduce lo sguardo, imponendosi sul paesaggio circostante così asettico.

Le sculture sono alte circa 10 metri e sono state create impilando giganteschi massi di roccia proveniente da Jericho, California. Un progetto che vuole mettere l’attenzione sul rapporto tra l’ambiente incontaminato e il tocco dell’uomo, rappresentato dall’autostrada e dalle vicine città.

«Seven Magic Mountains parla di confini e incroci, di isolamento e raccoglimento, di equilibrate meraviglie e colori eccessivi, della differenza tra il deserto e le luci della città. Seven Magic Mountains suscita continuità e solidarietà tra l’artificiale e il naturale, tra l’umanità e la natura»; così l’artista commenta la sua opera, che resterà visibile solo per due anni. E il contrasto dobbiamo dire è ben visibile.

Dopo Seven Magic Mountains si parte verso Red Rock Canyon che si trova a non più di 25 km da Las Vegas, dove la particolarità, lo avrete capito, è la roccia rossa tipica di queste zone: splendide formazioni di rocciose, rendono questo parco un palcoscenico unico al mondo, un luogo surreale e suggestivo. 

Una cosa che dobbiamo assolutamente dirvi prima di continuare è che se volete attraversare i parchi in America c’è da pagare un entrata che varia di parco in parco dagli 11$ ai 30$ alcuni però sopratutto quelli grandi tipo il Grand Canyon o lo Zion sono validi per due giorni o più, doverosa questa precisazione per non farvi trovare impreparati.

Red Rock Canyon è tranquillamente visitabile in una giornata, anche se a dire il vero noi lo abbiamo fatto in quattro ore attraversando la meravigliosa scenic drive lunga 13 miglia, girando tutto intorno alle cime bitorzolute e alle gigantesche pareti di roccia rossa (le Wilson Cliffs).

Il parco è molto Tranquillo e ci sono molti sentieri che si possono attraversare a piedi noi abbiamo fatto il moenkopi loop che si sviluppa lungo una zona desertica del parco, dove è possibile godere la vista dal basso delle Wilson Cliffs, passeggiando tra fossili del triassico e cactus sul lato del sentiero. Si può percorrere il loop e tornare al Visitor Center oppure continuare il percorso lungo l’area delle Calico Hills. Noi abbiamo fatto solo un pezzo e poi siamo tornati indietro per andare a visitare in macchina uno dei tanti punti panoramici per ammirare a pieno la Red Rock Overlook un punto di questo parco mozzafiato, lo abbiamo praticamente scalato per entrare nei canyon, un esperienza unica.

 

Dopo il Red Rock Canyon ci dirigiamo verso un luogo che non dovete assolutamente perdere sopratutto al tramonto e cioè la Valley of Fire, il deserto rosso di Las Vegas. Ci si arriva facendo la Interstate 15, ma poi se la volete godere a pieno vi consigliamo di uscire e fare la strada interna che vi permetterà di assaporare in pieno il luogo. Percorrendo la Valley of Fire Highway, la strada principale del parco, potrete ritrovarvi già alla vista di alcuni meravigliosi monumenti naturali, che si possono fare naturalmente anche a piedi.

Troverete , le Seven Sister, le  Beehives, The Cabins, l’arco naturale Arch Rock e la stranissima Elephant Rock, e le Balanced Rock, le vertiginose sculture che stanno in un equilibrio impossibile.

Aspettiamo il tramonto per goderci le  luci di questo parco e torniamo verso Las Vegas dove ci aspetta un altra grande scoperta, decidiamo di prenotare infatti una visita al Museo del Neon.

Questo museo all’aperto si trova vicino al Fremont Street Experience Vegas ed è un luogo che vi farà vivere un viaggio nel tempo, permette di ammirare varie insegne tra le più famose, dal Cavaliere dell’ Hacienda Hotel ai Globi dorati della lampada di Aladino, fino all’insegna del Flame Restaurant ( del 1961 ) che si trovava sul ristorante situato in Desert Inn Road. Una chicca che non dovete assolutamente perdere se venite a Las Vegas.

 

Lasciamo Las Vegas la mattina seguente e ci dirigiamo verso il Bryce Canyon che più o meno dista 4 ore di macchina, nel percorso della Interstate 15 si trova lo Zion National Park, un parco naturale caratterizzato da una gola profonda scavata dal fiume Virgin, con un canyon che si apre a dirupi alti anche 3000 mt.

Questo parco è enorme e naturalmente non bastano poche ore per visitarlo però si possono fare anche percorsi che impiegano una giornata, perché all’interno troverete dei bus navetta che vi fermeranno in vari punti del parco per farvelo ammirare anche se avete poco tempo. Se decidete di visitarlo come noi ad Ottobre, per attraversarlo potete utilizzare solo i bus navetta perchè viene chiuso alle macchine, qui il biglietto d’entrata ha la validità di 7 giorni.

Ci sono molti percorsi come dicevamo all’interno del parco, noi abbiamo fatto quello che porta alle Lower Emerald Pools un’ora per percorrere questo sentiero lastricato che ha delle piscine naturali stupende, offrendo una vista sulle piccole, ma scenografiche cascate che precipitano dalle cime rosse che delimitano il canyon. La giornata era un pò uggiosa è ha reso il paesaggio ancora più affascinate.

ATTENZIONEEEE

Preparare questo articolo ha richiesto un po di tempo, se ti è piaciuto e pensi che possa essere utile, lo puoi condividere con i tuoi amici sui tuoi canali social…

 

Terminata la piccola escursione  all’interno dello Zion andiamo a riprendere la macchina e percorriamo la Zion-Mt Carmel Scenic Drive per vedere in toto tutto la vastità di questo parco e sopratutto la diversità di colori dei diversi strati di roccia che lo compongono. Il paesaggio cambia per ogni chilometro fatto e le rocce dai colori grigi diventano rosse, poi crema, poi sabbia, uno spettacolo davvero impressionate; percorrendo questa strada si arriva in più o meno un oretta e trenta al Bryce Canyon nostra prossima tappa.

Ci troviamo nello stato dello Utah e l’ on the road tra questi due parchi non si può assolutamente evitare. Noi arriviamo al Best Western Plus Ruby’s Inn, nostro alloggio e punto di riferimento del Bryce Canyon, la sera, ed ad attenderci troviamo una bella sorpresa, cosa? La neve… Si, in questo periodo dell’anno da queste parti comincia anche a nevicare e gli sbalzi termici sono davvero notevoli, ma questo rende il paesaggio ancora più affascinate, e poi ci permette di dire di aver visto davvero tutte le stagioni in questo viaggio, ahaha…

Una piccola parentesi prima di parlarvi del Bryce Canyon la dobbiamo riservare al nostro alloggio. Chiamarlo hotel è un po’ riduttivo è più una specie di micro-villaggio dotato di parecchi servizi: supermarket, ristorante, negozio di souvenir, abbigliamento e attrezzature da campeggio, lavanderia, palestra, piscina. Le camere sono situate in diverse strutture, ognuna delle quali ha il proprio locale con macchina. L’ambiente è molto particolare e ti riporta un po’ a rivivere i tempi dei rodeo e dei cowboy, rodeo tra l’altro che si fanno tranquillamente ancora.

Il giorno dopo sveglia presto e via si parte per visitare il Bryce Canyon, il freddo era davvero intenso ma fortunatamente il Bryce è tutto completamente visitabile tramite percorsi dove arrivano le macchine e poi ci si può fermare nei diversi Point of View dedicati.

Noi non potendo fare escursioni visto il tempo lo abbiamo attraversato così. Bryce Canyon non è un vero e proprio canyon, è più a una serie di anfiteatri a forma di cavallo, il più grande dei quali è appunto il Bryce Amphitheater. Possiede alcune delle rocce più colorate della Terra, i famosi hoodoos, pinnacoli del tutto singolari scolpiti da fenomeni naturali d’erosione.

Lasciamo il Bryce verso ora di pranzo e ci dirigiamo verso un luogo molto affascinante l’ Antelope Canyon che si trova nel Glen Canyon National Recreation Area, dove nel tardo pomeriggio ci aspetta un emozionante crociera tra le insenature del suo lago. Il punto di ritrovo per la crociera è il Lake Powell Resort & Marina che si affaccia direttamente sul lago e sull’ intero parco e che sarà anche il nostro hotel di riferimento per la notte. 

Arriviamo con le luci calde che riflettono i colori pieni delle rocce e l’acqua diventa un tripudio di colori intensi, la crociera è prevista per le 17:00 e lo spettacolo davanti a noi è davvero impressionante; il passaggio in crociera ci farà entrare dentro le gole più strette di questo lago affascinante ma artificiale. Si, avete capito bene artificiale, ci troviamo in Arizona nella zona di Page e qui sorge la Glen Canyon Dame una diga costruita tra il 1956 e il 1966 per bloccare i flussi del Colorado River modificando l’aspetto di queste zone e creando lo spettacolare scenario che vediamo oggi.

La crociera farà vedere solo un parte di quello che è questo immenso lago, e ci porterà ai bordi delle rocce, o meglio delle The Sand Stone ( le rocce di sabbia solidificata) che presentano due colori, rosso nello strato superiore e bianco sotto l’acqua. La parte chiara, a contatto con l’acqua è quasi bianca per i depositi di calcare, mentre la parte rossa emersa, deve il suo colore alla ruggine del ferro di cui queste “rocce” sono ricche.

Finita la crociera, cenetta al ristorante del Lake Powell Resort e poi via la mattina sveglia all’alba per la visita all’ Antelope Canyon. In questo periodo dell’ anno la luce che filtra all’interno delle strette gole del Canyon è ancora più calda delle luci estive ma dura molto meno e filtra solamente in alcune ore della giornata. Questo Canyon è fatto di arenaria solidificata, i colori all’ interno sono arancioni e viola e le pareti intagliate da acqua e vento lo rendono uno scenario unico al mondo.

Dopo la visita all’ Antelope Canyon ( le visite sono solo visite guidate e non si accedere da soli ) ci dirigiamo in un punto non molto distante da lì, una vera perla di queste zone l’ Horseshoe Bend, un luogo panoramico del fiume Colorado da togliere il fiato. Per arrivare a questo punto e ammirare tutta la bellezza del posto, dovrete faticare un po’.

Si parcheggia la macchina nel punto predisposto ai veicoli e poi dovrete fare un cammino di salite e discese che vi porterà a godere di questo spettacolo ( tranquilli sono solo 20 minuti anche se molto intensi ). Arrivati a destinazione vi troverete davanti ad uno scenario unico, un insenatura a ferro di cavallo che il fiume Colorado ha scavato con la sua erosione nel corso dei millenni, ottenendo uno panorama indimenticabile agli occhi.

Dopo questo colpo d’occhio indimenticabile ci riavviamo verso una la zona che più di tutte forse rappresenta l’ immaginario del viaggio on the road in America ovvero la Monument Valley simbolo del far west che sono diventati simboli, dove nel tardo pomeriggio ci aspetta una guida Navajo che ci farà esplorare la parte simbolo di quest’ area.

L’ appuntamento con la guida è presso il The View Hotel  un hotel che si trova all’interno della riserva quindi comodissimo ed è una vera chicca visto che si affaccia direttamente sulla valle è il tramonto o l’alba viste da qui sono un qualcosa da non perdere. L’hotel ha un ricco negozio con tutti gli oggetti che i Navajo realizzano ancora rigorosamente in zona; gioielli, accessori vari e spettacolari coperte in perfetto stile indiano. Come dicevamo la guida ci aspetta per le 17:00 e ci farà fare un tour che durerà circa 4 ore concludendosi con una spettacolare cena davanti al falò con canti e balli tipici dei nativi delle zone.

Abbiamo scelto questo tour con guida perché è vero che con l’entrata al parco lo si può girare in macchina, ma si è limitati dal fatto che molte strade non sono praticabili per i privati, quindi vi perdereste gran parte della bellezza. La Monument Valley rappresenta come dicevamo uno dei luoghi simbolo dei film western e nell’immaginario i tre monoliti di roccia rossa che si trovano nel cuore del parco , li ricordiamo tutti. Ma all’interno ci sono tante altre cose che vale la pena vedere e conoscere; The Mittens and Merrick’s, Elephant Butte, Three sisters, John Ford’s Point, Camel Butte, Totem Pole, North Window, The Thumb.

Dopo questo percorso molto suggestivo come vi abbiamo anticipato ci siamo fermati a cena con alcuni Navajo dove tra balli e canti ci hanno raccontato un po’ della vita all’interno della riserva. La bellezza di questo parco è stata anche vedere molti degli animali come cavalli, mucche pascolare liberi senza alcuna costrizione.

La mattina seguente ci svegliamo prestissimo per gustare della meraviglia che è l’alba da queste parti, per poi partire verso il Grand Canyon South Rim. Dalla Monument Valley il Grand Canyon south rim dista più o meno quattro ore ma noi decidiamo di fare una variazione al programma e andare a visitare quello che in realtà ti fa vedere cosa era l’America quella vera, e la nostra meta sarà Jerome, una cittadina arroccata su una vecchia miniera dove si trova una Ghost Town. Una città fantasma rimasta intatta e bloccata al momento del suo definitivo abbandono dopo la chiusura della miniera.

La Ghost Town si chiama Gold King Mine ed è un vero e proprio museo a cielo aperto di macchine rare e oggetti di ogni genere, assolutamente un salto qui vale la pena. Dalla Ghost Town ci dirigiamo verso la foresta di Coconino  per arrivare a quello che sarà il nostro alloggio per la sera il Best Western Arizonian Inn, non siamo ancora nel Grand Canyon ma questa foresta è al confine. 

La mattina seguente ci svegliamo come al solito all’alba perché ad attenderci ci sarebbe dovuto essere un sorvolo sul Grand Canyon, ma purtroppo causa maltempo non siamo riusciti a farlo.

Non sapendo che il volo sarebbe stato annullato ed essendo arrivati molto presto non ci restava altro da fare che esplorare le zone limitrofe. Non ci siamo subìto avventurati all’interno del parco perché le condizioni erano davvero pessime e non ci avrebbero fatto godere a pieno dello spettacolo, ma abbiamo fatto una scoperta mooolto interessante…

Ad un ora dal Papillon Grand Canyon Helicopter si trovano le città di Williams e sSeligman. Che avranno di così particolare queste due cittadine?! Semplicemente il fatto di essere legate visceralmente alla storia della Route 66. In queste cittadine infatti si respira intatta l’aria degli anni d’oro della madre delle strade, molte cose sono rimaste intatte anche se il merchandising purtroppo un po’ ha preso il sopravvento ma non mancano le cose da vedere.

Passiamo la giornata tra le due cittadine tra un Diner e un museo e scopriamo per caso che da Williams parte ogni giorno un vecchio treno, che in poco più di 8 ore ti fa fare il giro del Grand Canyon facendo sosta nel cuore per poterlo visitare. Ci sembrava una cosa molto carina per assaporare questo posto in maniera un po’ diversa e abbiamo deciso di prenotarlo. Noi avevamo  come alloggio per la notte lo Yavapai Lodge che si trova proprio all’interno del parco e da lì in realtà si può tranquillamente visitarlo in comodità perché ci sono diverse navette che vi portano da un punto ad un altro del parco, ma l’idea di giralo da dentro c’intrigava di più.

La mattina quindi partiamo dalla stazione di Williams rimasta in perfetto stile novecento, arriviamo e trasformiamo la nostra prenotazione in biglietti al Grand Canyon railway e via si parte.

Questo viaggio vi avvisiamo sarà un po’ bizzarro, tra finzione e realtà all’interno troverete degli animatori che vi faranno entrare nel magico monto dei cowboy e dei vecchi film western tra canti e coinvolgente di ogni tipo. Ma a parte la bizzarra esibizione dei figuranti il paesaggio visto da qui è davvero unico. Il Grand Canyon è immenso tanto che non potete pensare di attraversarlo in una giornata ad esempio dalla parte south alla north ci vogliono minimo quattro ore di macchina.

Quindi vi consigliamo, se avete poco tempo di scegliere bene quello che volete visitare.

Finito il tour in treno si riparte con direzione Phoenix dove passeremo la notte allo The Saguaro Scottsdale, questa sarà solo una sosta che ci porterà verso la fine del nostro percorso cioè Los Angeles.

Nel tragitto che da Phoenix a Los Angeles il percorso impone una tappa obbligatoria che è il il desertico Joshua Tree, il parco più affascinante di tutto il Mojave a tratti surreale, con i suoi alberi somiglianti a cactus dalle forme contorte (Yucca) e gli ammassi rocciosi che si adagiano sul terreno. Il nome gli viene dato proprio per la particolarità dei suoi alberi di Yucca che vengono chiamati per l’appunto Joshua Tree.

Arrivati al parco dopo quattro ore di macchina purtroppo ci viene data la notizia che alcune zone sono chiuse causa inondazione ( queste zone desertiche purtroppo hanno questo inconveniente ) quindi sono visitabili solo alcuni punti da fare a piedi, ci facciamo una passeggiata solo nel punto iniziale del parco il Cotton Wood Visitor Center per vedere comunque cosa questo parco poteva riservarci. Il parco comunque in situazioni normali è tranquillamente visitabile in una giornata e si può girare comodamente in macchina visto che i punti d’interesse sono tutti collegati da strade asfaltate.

Fatta questa breve passeggiata di un oretta circa, ci dirigiamo verso la nostra ultima tappa Los Angeles, anzi per la precisione Long Beach, qui alloggeremo in un posto davvero particolare la Queen Mary un ex transatlantico oggi diventato uno splendido hotel vintage.

Fatto un breve giro esplorativo sulla nave, ci dirigiamo verso long beach e il suo Pier ricco di negozietti e localini molto carini e sopratutto da dove si può assistere a dei tramonti da favola.

Il giorno dopo andiamo verso Los Angeles per visitare gli Universal Studios di Hollywood, uno tra i più celebri e importanti studi cinematografici di Hollywood ancora in uso. Nel parco si può girare a bordo di un trenino attraverso i set dei film o serie tv già prodotti dalla Universal Studios (Lo squalo, Psyco, La guerra dei mondi, Desperate Housewives); ci sono numerose attrazioni che prendono spunto sempre da film della casa produttrice (Ritorno al futuro, Jurassic Park, Shrek, I simpson, Harry Potter) insomma un vero e proprio luogo dei desideri per gli amanti del cinema e non solo.

 Dopo gli studios vista la bellissima giornata decidiamo di spostarci verso Santa Monica e poi Venice, due zone famose per le spiagge immense e per il loro sapore vintage  rimasto intatto nel tempo. A Santa Monica non si può non fermarsi a visitare il suo famosissimo Pier dove tra l’altro termina la Route 66, ricco di storia e sopratutto di molti punti d’interesse.

Dopo santa Monica non si può assolutamente perdere una passeggiata sulle spiagge di venice Beach, detta la Venezia d’ America. Sapete perché è chiamata così? Perché nel 1905 l’imprenditore Abbot Kinney vinse grazie al lancio di una monetizza questo spazio, e realizzò così il suo sogno, creare la tanto desiderata “Venezia d’America” con un sistema di canali artificiali in un piacevole insieme residenziale e d’intrattenimento.

Il nostro viaggio on the road termina qui, con il rumore assordante dell’ Oceano, un viaggio ricco di emozioni e con qualche imprevisto tipico dei viaggi così, ringraziamo Made di averci aiutato a costruirlo e a realizzare il sogno di sempre, pronti ad affrontare una nuova avventura.


 

Credits: Isabella Talone | Fabrizio Politi

 


 

You Might Also Like

Comment ( 1 )

Lascia un commento

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Privacy Policy Cookie Policy