Lug 27, 2017

ANCHE CASTELLO BANFI HA LA SUA PETTEGOLA

Anche Castello Banfi ha la sua Pettegola.

Metti un Borgo nel cuore della Toscana, un borgo vero, di quelli costruiti intorno al 1700 nato come fortilizio.

Metti Montalcino e la Val d’ Orcia e metti che un giorno decidi di visitare una delle case produttrici di vini più conosciute al mondo.

Ecco allora che ti ritrovi a Castello Banfi (http://bit.ly/Banfi_Vini) alla scoperta di un vino che ti ha fatto innamorare una sera d’estate, La Pettegola (http://bit.ly/La_Pettegola_Banfi).

E’ in una serata passata fuori a cena che viene proposto a me e Fabrizio un vino da accompagnare ad una portata di pesce, un Vermentino intenso, amabile, fresco, leggero che rimanda ai profumi tipici della macchia mediterranea. Un vino che non conoscevamo, ci propongono La Pettegola , il Vermentino di casa Banfi, e dobbiamo ammettere ci mancava.

Packaging accattivante con quel fuxia e oro che spiccano, e un nome Banfi, che è una garanzia nel mondo dei vini. Ci guardiamo un attimo io e Fabrizio e decidiamo che dobbiamo assolutamente conoscere il luogo dove questa delizia viene prodotta, ormai lo sapete che quando c’innamoriamo di un cosa o di un prodotto come in questo caso, dobbiamo sapere dove nasce, come è fatto.

Bene allora si parte, si va a Castello Banfi.

Partiamo un sabato mattina in una giornata soleggiata e calda, due ora e mezza di macchina e ci troviamo sulle belle colline toscane della Val d’ Orcia, quelle colline dei paesaggi seicenteschi quelle con i colori intensi, delle terre che in questo periodo sono gialle, arancioni, rosse; quelle delle distese di cipressi che creano vialoni ad incorniciare le varie tenute.

In questo scenario immerso nello splendido territorio di Montalcino, troviamo la Tenuta Castello Banfi. Subito, appena lo intravediamo appare evidente la grandezza di un azienda che abbraccia un intero territorio. Arrivando dalla statale si vede subito ergersi il così detto Castello di “ Poggio alle Mura “, costruito come dicevamo all’inizio nel 1700, un borgo lasciato alla merce del tempo che passava, oggi diventato la Tenuta Banfi.

La tenuta è immensa, più di 2.830 ettari coltivati tra vigneti, frutteti, uliveti e noi li attraversiamo tutti passando per le cantine che dalla strada che ci porta verso il castello sembrano immense.

Arriviamo al Castello dopo aver attraversato un viale di cipressi che sembrava non finire più, e ci troviamo difronte uno scenario che lascia senza fiato. Filari di vigneti che sistemati in maniera perfetta equidistanti uno dall’altro al millimetro, spiombano dalle colline e risalgono verso il borgo, dando tutta la  visione della sinuosità che questi luoghi hanno nel Dna.

Ad accoglierci ci sono Laura e Lorella, due perfette “padrone” di casa, che ci fanno accomodare nell’enoteca e ci raccontano un pò che giro hanno pensato per noi, gli abbiamo chiesto di farci capire l’essenza del luogo dove nasce La Pettegola il vino che ci ha portato fin qui, e loro ci accontentano.

L’ Enoteca si trova in un edificio separato rispetto al complesso principale del Castello, una volta era un deposito di vino sorto in epoca medievale e successivamente ampliato più volte con il passare dei secoli, oggi si presenta come una vera bottega toscana dove, accanto ai pregiati vini prodotti nella tenuta, agli spumanti, alle grappe, all’olio extra-vergine e alla Salsa Etrusca, si vedono moltissimi prodotti di gastronomia e artigianato locale.

Laura e Lorella ci fanno cominciare questa esperienza in tenuta portandoci nella Balsameria che appena si entra ricorda una cantina in miniatura. L’odore appena si attraversa la porta è penetrante intenso, acre, questo è il luogo, ricavato dai vecchi magazzini del Castello, dove nasce la Salsa Etrusca di Castello Banfi.

Qui il condimento Balsamico Etrusco è un nettare ottenuto  ancora con i metodi tradizionali usati dagli antichi Etruschi. Le uve, vengono raccolte tardivamente, vengono pigiate e il mosto filtrato viene messo a cuocere. Una volta raffreddato ci spiega Lorella, viene travasato in botti di legno per 4/8 mesi dove si avvia il processo di “balsamizzazione”. Si procede poi al progressivo passaggio in botticelle di capacità decrescenti con una procedura d’invecchiamento che si protrae per circa 12 anni.

Torniamo in enoteca per un aperitivo prima di pranzo e cominciamo a fare un pò di domande a Laura che ci racconta un pò come nasce Castello Banfi e quello che abbiamo scoperto ci ha “ sconvolto“ ahahaha …

Termine forte ma quello che abbiamo saputo è che in realtà non esiste il “Marchese Banfi“  è già, pensavate anche voi che ci fosse una dinastia Banfi che si tramandasse tutto questo patrimonio di generazione in generazione, e invece no non c’è nessuna dinastia Banfi ma tutto nasce da un progetto, il che rende tutto ancora più affascinante.

Castello Banfi nasce da un sogno, dal sogno dei fratelli italo-americani John e Harry Mariani, già proprietari di Banfi Vintners, la più importante società d’importazione di vini statunitense.

I fratelli John e Harry una volta arrivati in Toscana vengono affiancati da Ezio Rivella, uno dei più grandi enologi italiani, che li aiuterà nella ricerca dei territori da acquistare. Ezio ritiene subito che per la ricchezza della natura del suolo e la privilegiata posizione microclimatica, dei territori acquisiti avrebbero avuto grosse potenzialità di sviluppo. I fratelli Mariani si affidano ciecamente a lui e cominciano a crea quello che oggi è diventato Castello Banfi, un progetto che abbraccia un intero territorio e diventa l’anima pulsante di esso.

Tutto il percorso dell’acquisizione dei territori e della messa in opera dei vigneti, frutteti, uliveti comincia nel 1978, il progetto su ampia scala dei fratelli Mariani, prevedeva una produzione viticola di qualità con una cantina moderna e l’obiettivo primario doveva essere di mantenere sempre alto il livello qualitativo dei vini prodotti.

Beh diciamo che il progetto visto ad oggi è riuscito.

Ma la curiosità allora adesso è: e il nome Banfi da dove viene? Laura ci risponde che è sempre legato alla famiglia Mariani ed era il cognome di una zia, Teodolinda Banfi sorella della madre di Giovanni F. Mariani Sr.

A lei si deve l’origine del nome dell’azienda.Teodolinda, adottata dalla famiglia Ratti di Milano, cresce accanto al Cardinale Arcivescovo Achille Ratti nominato papa 1922 e fu la primadonna laica a varcare le porte della sede papale ma sopratutto era una grande ed esperta conoscitrice di vini. È proprio grazie a lei che il nipote Giovanni F. Mariani Sr. si avvicina al mondo enogastronomico di alto livello, da qui viene da sé la dedica al Castello.

Si è fatta ora di pranzo Laura e Lorella ci propongono un pranzo in tenuta per assaporare i sapori del luogo accostati al nostro Vermentino La Pettegola, un percorso enogastronimico per farci gustare a pieno questa esperienza.

Il ristorante si chiama La Taverna (http://bit.ly/Castello_Banfi_Taverna)e rispecchia a pieno quelli che sono i canoni di un tipico ristorante Toscano, è situata sotto le volte delle vecchie cantine del Castello, dove una volta riposavano le grandi botti di legno utilizzate per l’affinamento del Brunello di Montalcino.

In questo pranzo dove la nostra compagna è sempre sta La Pettegola abbiamo cominciato con un entrèe di benvenuto:

Entrèe di benvenuto

Una selezione di salumi di Cinta Senese

Carpaccio di manzo su pappa al pomodoro

Capasanta piselli e caponata di verdure

Pinci del Castello al ragù di cinghiale

Paccheri con i frutti di mare

Ravioli all’anatra su crema di carote e scaglie di tartufo

Costolette di agnello in crosta di pistacchi ed erbe di campo

Come dolci : Selezioni di Tiramisù e Tortino della nonna[/vc_column_text]

Finito il pranzo si riparte per quello che è il cuore della tenuta, le sue cantine.

Questo luogo viene concepito per preservare al massimo l’integrità e la ricchezza delle uve, valorizzando appieno la straordinaria e pluriennale ricerca in tema di zonazione della tenuta e selezione clonale del Sangiovese, la cantina si avvale oggi delle più avanzate tecnologie, frutto di avveniristiche sperimentazioni tecniche. Tutto qui fa assapora la grandezza di questo Brand. Quello che a prima vista può sembrare una produzione su larga scala, e in effetti l’obbiettivo iniziale era quello, potrebbe far perdere di vista la qualità dei vini che escono da queste botti. Il vero obbiettivo dei fratelli Mariani era questo quantità e qualità ed è stato raggiunto grazie all’innovazione ed alla ricerca che questa azienda fa da sempre.

Da queste cantine escono: Sangiovese, Cabernet Sauvignon, Merlot, Moscadello, Syrah, Chardonnay, Pinot Grigio, Sauvignon Blanc, e la nostra Pettegola.

Il connubio di tecnologia e tradizione qui viene sintetizzato dalle botti, legno e acciaio che hanno trovato affinità e stabilità grazie ad una ricerca costante della perfezione.

Finito il giro nelle cantine torniamo nel Castello, facciamo una bella passeggiata sotto il sole che comincia a calare e crea dei colori unici, all’interno del borgo che oggi è un Hotel Resort 5 stelle Castello Banfi – Il borgo (http://bit.ly/Castello_Banfi_Borgo)e ospita anche un museo dedicato al vetro.

Restiamo affascinati dal luogo e dalla sua tranquillità, dalla pace che dà affacciarsi dalle mura e perdersi con lo sguardo verso i vigneti delineati come linea di confine dal fiume Ombrone, uno spettacolo di accordi perfetti tra natura e uomo.

I fratelli Mariani hanno avuto una “Visione” un progetto a lungo termine che riuscisse ad integrare perfettamente paesaggio, lavoro, storia tradizione e il risultato è perfetto. Una rivalutazione e un orgoglio per tutta la gente del luogo, legata si alla storia del famoso Brunello di Montalcino, ma oggi ancora di più legata ad un azienda che ha esportato un territorio intero nel mondo e non solo i suoi vini.

La giornata termina qui, noi veniamo ospitati in una splendida foresteria di rappresentanza che fa parte della tenuta e la sera facciamo un giretto a Montalcino per gustarci una serata Jazz all’interno della fortezza, il Jazz&Wine che Tenuta Banfi sponsorizza e organizza ormai da 20 anni, dimostrando ancora di più quanto tenga a questo territorio e di come sia parte fondamentale di un progetto che altrimenti non avrebbe avuto modo di esistere.

Il giorno dopo lo dedichiamo interamente a goderci la tenuta e a passeggiare tra i vigneti. Colori, sapori, luci tutto ora diventa chiaro e ci fa tornare a quello che abbiamo trovato in quel primo assaggio di Vermentino chiamato La Pettegola, quel gusto intenso ma delicato, fresco dai profumi che sanno di macchia mediterranea.

Questo Vermentino, che l’azienda ha voluto fortemente come nuova esperienza per “svecchiare” anche graficamente un pò l’immagine, porta in sé tutta la tradizione e innovazione insita di Castello Banfi che dimostra ancora una volta di essere un vero leader nel settore.

Lasciamo questo luogo dalle mille sfaccettature, sicuri che torneremo presto perché qui l’innovazione non si ferma e sicuramente neanche la nostra curiosità…

E voi avete già messo in frigo la vostra Pettegola?

Credits: Isabella Talone | Fabrizio Politi

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